ARTROSI DELLA CAVIGLIA

Introduzione

Il termine artrosi indica la degenerazione (cioè la progressiva distruzione) della cartilagine articolare.

È una patologia molto frequente nella popolazione perché colpisce le persone anziane (con l’allungamento della vita media, sono sempre più numerose) ma può interessare anche persone in età relativamente giovane, dopo un trauma che abbia lesionato la cartilagine, come ad esempio una frattura della caviglia.

In ambulatorio ortopedico è molto frequente visitare persone affette da un’artrosi a livello del ginocchio o dell’anca ma molto meno comunemente a livello della caviglia.

Anatomia

L’articolazione della caviglia è formata da tre ossa: le prime due sono il perone e la tibia, che sono le due ossa della gamba (la gamba in anatomia è la parte di arto inferiore al di sotto del ginocchio) e dall’astragalo che è un osso del piede posto proprio sopra il calcagno (cioè l’osso che forma il tallone).

All’interno dell’articolazione troviamo la cartilagine cioè quello strato liscio e lucido che ricopre la superficie di un osso che partecipa a formare un’articolazione.

Con la sua superficie molto liscia e levigata, la cartilagine offre un piano di scorrimento ideale tra le ossa che altrimenti avrebbero un attrito troppo elevato per il corretto funzionamento di un’articolazione.

L’articolazione è racchiusa dalla capsula articolare, formata da tessuto fibroso molle ma resistente e impermeabile.

All’interno della capsula troviamo il liquido sinoviale con funzione di lubrificante e nutriente della cartilagine.

La stabilità della caviglia è determinata dalla sua particolare forma a incastro e dai legamenti che la circondano lungo tutti e quattro i lati.

Come si rovina la cartilagine?

A differenza dell’osso che ha notevoli proprietà di riparazione, la cartilagine articolare, dopo una lesione, non ha particolari capacità rigenerative.

Le principali cause di artrosi sono:

  1. il risultato naturale dell’invecchiamento
  2. la conseguenza di un trauma passato: quando una frattura dell’osso si estende nell’articolazione, la cartilagine è inevitabilmente danneggiata. Più il trauma è grave e maggiore sarà la sofferenza della cartilagine e quindi maggiore il rischio di sviluppare una forma precoce di artrosi. Dopo un trauma alla caviglia è possibile che dei frammenti osteocondrali, a volte anche di dimensioni considerevoli, vaghino nell’articolazione, causando dolore quando camminiamo, episodi di blocco articolare o persistente gonfiore. Una lesione della cartilagine può essere estesa per diversi centimetri quadrati e profonda diversi millimetri. Nei casi più gravi e avanzati di artrosi, la cartilagine può essere quasi completamente assente.
  3. Malattie reumatiche come ad esempio l’artrite reumatoide
  4. Dopo un’infezione dell’articolazione.

Esistono dei fattori di rischio?

I fattori di rischio più comuni per lo sviluppo dell’artrosi sono il mal allineamento dell’articolazione e l’obesità. Ogni kilogrammo di sovrappeso rappresenta uno sforzo aggiuntivo che le articolazioni di anca, ginocchio e caviglia sono costrette a subire.

Sappiamo inoltre che alcune persone ne sono colpite con maggiore facilità a causa della predisposizione familiare. Il ruolo della genetica nello sviluppo dell’artrosi non è ancora completamente chiarito ma i sempre più numerosi studi a riguardo, ci aiuteranno a comprenderlo nel prossimo futuro.

Il tipo di attività lavorativa o sportiva può influenzare la comparsa precoce o meno di un’artrosi in termini di micro- o macro-traumatismi ripetuti che possono quindi danneggiare la cartilagine.

Sintomi

Il dolore e la rigidità di un’articolazione sono le manifestazioni più classiche dell’artrosi.

Il dolore può diventare sempre più costante durante la giornata fino a essere presente anche a riposo, quando non camminiamo.

L’articolazione può diventare gonfia, deformata e dare la sensazione di qualcosa che gratta all’interno, quando si prova a muovere il piede.

In alcuni casi è possibile avere una sensazione di instabilità articolare quando camminiamo, come se la caviglia non fosse più in grado di sopportare il nostro peso.

Diagnosi

Il medico deve potervi visitare e capire come sono iniziati i vostri disturbi.

Segnalate al medico se avete avuto un trauma importante alla caviglia nel corso della vostra vita.

Fate presente al medico se avete una malattia reumatica o se ne sono affetti i vostri parenti diretti.

In caso di dubbio il medico prescriverà degli esami del sangue per escludere una possibile componente reumatica.

E’ indispensabile fare una radiografia, preferibilmente non sul lettino ma mentre state in piedi.

La visita e la radiografia sono sufficienti nella maggior parte dei casi.

Ricordate che la TAC e la Risonanza Magnetica non sono generalmente necessarie salvo in casi particolari che il chirurgo valuterà di volta in volta.

Trattamento

Dopo avere inquadrato la forma di artrosi da cui siete affetti, il medico prescriverà una terapia per contrastare i sintomi dolorosi.

Tra le soluzioni più comunemente adottate, troviamo:

  • Antidolorifici: ne esistono tanti tipi. È importante segnalare al medico se soffrite di gastrite o ulcera gastrica. Fate sempre sapere al medico se avete delle allergie o se esistono altre patologie che sconsiglino l’uso di questi farmaci.
  • Glucosamina solfato e condroitin solfato: sono delle componenti normalmente presenti nella cartilagine articolare, ora disponibili anche sotto forma di pastiglie. La loro efficacia è tuttora dubbia 
  • Scarpe ortopediche
  • T.E.N.S.: è un’apparecchiatura elettronica che invia degli stimoli elettrici a intensità molto bassa per ridurre il dolore. Non dovrebbe essere eseguita in pazienti con pace-maker cardiaco o durante la gravidanza.
  • Ionoforesi: è un’apparecchiatura elettronica che facilita la penetrazione attraverso la pelle di farmaci come ad esempio gli antidolorifici, il cortisone o i rilassanti della muscolatura. È sconsigliato nei portatori di pacemaker, mezzi di sintesi metallici interni per pregresse fratture, lesioni cutanee, epilessia.
  • Ultrasuoni: sono delle onde sonore ad alta frequenza non percepibili dall’orecchio umano e indolore. L’effetto terapeutico è quello di produrre calore che causa una riduzione del dolore e un aumento della capacità di guarigione da parte dei tessuti .
  • Magnetoterapia: praticata grazie a delle apparecchiature che generano un campo magnetico di bassa intensità che promuove la riparazione dei tessuti lesionati mediante un’azione antiinfiammatoria e antidolorifica.
  • Laserterapia: sfrutta l’attività analgesica e miorilassante del fascio di energia indolore che è applicato in zone circoscritte del corpo umano.
  • Agopuntura: si usano aghi molto sottili in punti predefiniti del corpo per ridurre il dolore e la contrattura muscolare. In genere sono consigliate 5-10 sedute in totale. Gli aghi sono tenuti in sede per circa 25 minuti prima di essere tolti. E’ bene precisare che i reali effetti e benefici dell’agopuntura non sono ancora accettati universalmente ma è indubbio che alcuni pazienti ne siano veramente soddisfatti.
  • Mesoterapia: con un ago molto sottile e indolore, si praticano diverse iniezioni appena sotto la pelle dell’area dolente. Si usa una piccola quantità di farmaco (generalmente antidolorifici) per ciascuna iniezione.
  • Infiltrazioni di cortisone: è un’iniezione in articolazione con del cortisone e dell’anestetico locale. La loro efficacia è generalmente buona ma limitata nel tempo. È bene puntualizzare che le iniezioni articolari di cortisone, a qualunque livello siano fatte, possono dare, se in numero eccessivo, un’ulteriore sofferenza della cartilagine nonché un’alterazione della colorazione della cute nella zona dell’iniezione.
  • Infiltrazione di acido ialuronico: come la precedente ma a base di un composto che si trova normalmente già nell’articolazione. Ha lo scopo di ridurre l’infiammazione e lubrificare le superfici articolari. 
  • Infiltrazioni di concentrato piastrinico: è un metodo biologico per il trattamento del dolore senza l’utilizzo di sostanze chimiche. La sostanza utilizzata contiene delle componenti chiamate proteine prelevate dal corpo stesso del paziente (sistema detto autologo).La prima fase del trattamento prevede il prelievo di sangue per la produzione del siero concentrato, arricchito con proteine antinfiammatorie e rigenerative. In una seconda fase invece questo siero concentrato è iniettato nell’articolazione . Nella sezione VIDEO di questo sito internet potete trovare un breve video dimostrativo sul trattamento.

Il trattamento chirurgico è riservato ai pazienti con una forma di artrosi molto dolorosa, che non hanno avuto alcun beneficio da altri tipi di trattamento

L’intervento chirurgico può prevedere:

  • Artroscopia: si usa una piccola telecamera per vedere all’interno dell’articolazione e rimuovere eventuali frammenti di cartilagine e tessuto infiammatorio. Può trovare indicazione nei casi meno gravi di artrosi. La sua efficacia è tanto minore quanto più grave è l’artrosi.
  • Protesi di caviglia; si eseguono dei sottili tagli ossei per rimuovere la parte consumata dell’articolazione e poter collocare una componente metallica sulla tibia ed una sull’astragalo. Tra queste due componenti viene inserito uno spessore in plastica molto resistente all’usura. Se lo desiderate, potete consultare la guida informativa relativa a questo tipo di operazione nella sezione CAVIGLIA
  • Artrodesi dell’articolazione : un’artrodesi è la fusione di un’articolazione. In questo caso la caviglia sarà permanentemente bloccata ma almeno il paziente può camminare senza dolore. E’ un tipo di operazione con degli ottimi risultati, stabili nel tempo che molto spesso sorprende i pazienti, inizialmente spaventati all’idea di bloccare un’articolazione. Se lo desiderate, potete consultare la guida informativa relativa a questo tipo di operazione nella sezione CAVIGLIA