BUNIONETTE

 

Introduzione

Il termine inglese bunionetteindica una deformità ossea del piede, conosciuta anche come “dito del sarto”, più precisamente a carico del quinto osso metatarsale, eccessivamente sporgente nella sua parte terminale.

Anatomia

Le dita del piede sono formate da una serie di ossa chiamate falangi, disposte in fila tra loro (ve ne sono due nell’alluce e tre nelle altre dita). La prima falange di ciascun dito si articola con un osso posizionato subito prima, chiamato metatarsale (molto più lungo delle falangi). Ogni piede ha cinque metatarsali, uno per dito, salvo malformazioni congenite (cioè presenti già alla nascita).

Nel punto d’incontro tra ciascun osso metatarsale e la corrispettiva falange, si forma un’articolazione che è racchiusa da una capsula articolare.

All’interno dell’articolazione, troviamo la cartilagine che è uno strato liscio e lucido, spesso qualche millimetro, che ricopre le superfici delle ossa che partecipano a formare un’articolazione.

Con la sua superficie liscia e levigata, la cartilagine offre un piano di scorrimento ideale tra le ossa che altrimenti avrebbero un attrito troppo elevato per il corretto scivolamento di un osso rispetto a un altro durante il movimento.

 

Cause

La deformità è legata a un’anomalia della forma dell’osso che può essere causata da un’eccessiva curvatura verso l’esterno dell’osso oppure un’eccessiva sporgenza della sua parte terminale, chiamata testa metatarsale, in corrispondenza dell’articolazione con la falange del quinto dito.

Il risultato finale in entrambi i casi è una deformità della parte esterna del dito, dolente e spesso arrossata a causa dello sfregamento continuo con la scarpa.

Nella letteratura medica è stato descritto un certo grado di predisposizione familiare.

 

Quali sintomi causa?

Il sintomo più comunemente lamentato nei pazienti che richiedono una visita specialistica, è il dolore causato dalle scarpe chiuse che provocano anche un certo grado di gonfiore e arrossamento della pelle circostante la deformità ossea.

Comprensibilmente, pazienti hanno maggior difficoltà a trovare delle scarpe chiuse che siano anche comode.

 

Diagnosi

La diagnosi è essenzialmente clinica e quindi il medico deve potervi visitare.

Una radiografia è insostituibile per fornire tutte le informazioni necessarie per programmare una corretta terapia.

Non sono necessari altri esami come la Risonanza Magnetica Nucleare, la T.A.C. salvo che il medico non abbia bisogno di ulteriori informazioni per indagare altre problematiche.

 

Trattamento non chirurgico

La terapia non chirurgica prevede essenzialmente l’utilizzo di scarpe larghe per meglio accomodare la deformità

La fisioterapia non ha un ruolo particolare a parte ridurre l’infiammazione della protuberanza ossea.

 

 

Trattamento chirurgico

Molti pazienti che arrivano in ambulatorio sono già passati, purtroppo senza successo, attraverso la fase del trattamento conservativo e spesso l’unica vera alternativa è rappresentata dall’intervento chirurgico indicato con il termine di osteotomia. L’intervento chirurgico, ha lo scopodi ridurre l’eccessiva sporgenza del quinto osso metatarsale.

 

L’intervento chirurgico

L’intervento chirurgico consiste nell’eseguire un’osteotomia, cioè un taglio a livello dell’osso.

Dopo avere eseguito l’anestesia, il chirurgo disinfetta la pelle e controllo la posizione del taglio osseo in base ad una radiografia presa in sala operatoria con un apparecchio a bassa emissione di raggi X.

Presso il nostro ospedale eseguiamo l’operazione con una tecnica mini-invasiva che necessità di un taglio della pelle di pochi millimetri e di cui vi proponiamo un breve video.

 

I rischi dell’intervento chirurgico

  1. Infezione
  2. Ematoma
  3. Problemi di cicatrizzazione della pelle
  4. Lesione di vasi sanguigni o nervi
  5. Dolore persistente
  6. Zoppia persistente
  7. Guarigione ossea ritardata
  8. Assenza di guarigione ossea (può richiedere un altro intervento chirurgico)
  9. Necessità di essere rioperati
  10. Trombosi venosa profonda e conseguente embolia polmonare: la trombosi venosa consiste nella formazione di un trombo, cioè una piccola massa di sangue coagulato che si deposita nel sistema venoso delle gambe. Se il trombo diventasse libero di circolare nel flusso sanguigno principale, può raggiungere i polmoni e causare un’embolia polmonare, potenzialmente letale. Per alcuni pazienti può essere necessario somministrare un’iniezione giornaliera di eparina a basso peso molecolare, fino alla ripresa del carico completo.

 

Che anestesia sarà fatta?

Prima di essere operati, fisseremo un incontro con l’anestesista con cui discuterete le varie opzioni a disposizione.

In generale l’intervento può’ essere eseguito in:

  • narcosi: è l’anestesia generale
  • anestesia spinale: si tratta di fare una iniezione nella schiena (non dolorosa), addormentando per alcune ore la gamba da operare
  • anestesia periferica “loco-regionale”: utilizzando un ecografo, si identificano i nervi a livello del ginocchio, addormentandoli con piccole quantità di anestetico. In questo caso è possibile inserire un piccolo catetere (cioè un tubicino di plastica) che rilascia l’anestetico anche nel corso delle ore successive ed evitando di avere dolore dopo l’operazione

 

Dopo l’intervento chirurgico

Dopo l’intervento chirurgico sarete portati di nuovo in reparto da cui sarete dimessi il giorno stesso o quellosuccessivo

GIORNO 1

  • Elevazione dell’arto (per ridurre e prevenire il gonfiore post-operatorio)
  • Antidolorifici (da continuare regolarmente secondo la prescrizione medica, per alcuni giorni)
  • Camminare usando la scarpa post-operatoria prescritta (da mantenere per circa 4 settimane)
  • Esercizi di rinforzo del muscolo quadricipite

GIORNO 7

  • Medicazione di controllo in studio
  • Riposizionamento del bendaggio elastico

GIORNO 14

  • A questo punto, se fate un lavoro sedentario, potente anche tornare alla vostra attività a patto di poter tenere il piede sempre sollevato su uno sgabello e continuare ad usare il tutore
  • È concesso fare la doccia a patto di usare un sapone delicato (tipo il sapone di Marsiglia) ed evitando di strofinare sulla cicatrice. Asciugate il piede all’aria o tamponando con un asciugamano morbido
  • Continuate ad usare la scarpa ortopedica

 

GIORNO 28

  • Ricontrollo clinico con eventuale radiografia di controllo
  • È possibile abbandonare la scarpa post-operatoria ed incominciare ad usare una scarpa chiusa, comoda e non stretta.
  • Potete riprendere a guidare la macchina